La Riserva di Cortina
23 Giugno, 2018LA RISERVA DI CACCIA CORTINA
Nel 1920, il Comune di Cortina decise quindi di affidare la gestione del territorio faunistico alla locale neo-costituita Società Cacciatori di Cortina, composta di pochi ma decisi appassionati che si adoperarono negli anni successivi a ricostituirne il patrimonio.
Furono organizzate diverse immissioni di nuovi animali fatti venire da altre zone delle Alpi, sia per quanto riguarda i camosci, che per i caprioli. Furono fatti anche dei tentativi di immettere il muflone ma senza successo. Tutto questo dai primi anni venti e fino quasi alla fine del decennio, seguendo un’oculata politica di chiusura dell’ attività venatoria e di rinunce.
Un censimento del 1928 dava dei discreti risultati, ma ben lungi dalla situazione precedente alla guerra.
A questo punto la Società, con molta prudenza, aprì la caccia secondo il consueto calendario venatorio, non tralasciando di verificare continuamente lo stato ed il numero dei selvatici e continuando di quando in quando, ad immettere nuovi animali.
Negli anni 1955/60 ricomparve il Cervo, e nel 1965 venne reintrodotto nella zona del Sorapiss lo Stambecco, che, spontaneamente, negli anni successivi si spostò verso la Croda Rossa d’Ampezzo.
LA RISERVA DI CACCIA NEI TEMPI MODERNI
Fino al 1990, la Riserva di Caccia visse di “luce propria”, nel senso che l’attività venatoria veniva condotta e gestita secondo le regole già studiate, e confortate da centinaia di anni di anni di esperienza, che i nostri Avi tramandarono nel tempo. Due furono gli eventi che stravolsero completamente i normali canoni di gestione: l’avvento del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo, e la nuova Legge Statale che avrebbe regolamentato la Caccia sull’intero territorio nazionale dal 1992 in avanti.
IL PARCO DELLE DOLOMITI D’AMPEZZO
Nel febbraio del 1990 venne istituito il Parco delle Dolomiti d’Ampezzo, che procurò nuovi regolamenti circa l’attività venatoria nel territorio coinvolto. Il Piano del Parco, infatti , permette unicamente la caccia ai camosci, escludendo il prelievo di altre specie. In pratica, circa 9.000 ettari di territorio cacciabile, su un totale di 20.000, non furono più oggetto di prelievo venatorio per i caprioli ,i cervi, i tetraonidi. Tutto ciò, comunque, non ha mai scalfito gli ottimi rapporti dei Cacciatori d’Ampezzo con le Regole d’Ampezzo e con l’Ente Parco, nel nome del mantenimento ed il miglioramento del nostro territorio e del rispetto reciproco dei propri ruoli.
LA NUOVA LEGGE STATALE
Nel 1992 entrò in vigore la nuova Legge Statale per la regolamentazione della caccia sul territorio Italiano. Vennero istituiti i Comprensori omogenei ed i Distretti venatori; per la prima volta la gestione venatoria, ovvero i regolamenti comprendenti i piani di prelievo, i tempi di caccia, il numero massimo di Cacciatori per ogni Riserva, veniva deciso e gestito dalla Provincia di Belluno e da altri Enti sovraordinati rispetto alla Riserva. Tutto ciò nel nome di un tipo di gestione “scientifico” della caccia. Alcune specie di animali uscirono dalla possibilità di carniere dei cacciatori: il gallo cedrone, il francolino di monte, la marmotta, lo stambecco, divennero specie protette; non si trattava comunque di animale sui quali i cacciatori Ampezzani riversavano il loro interesse. Inutile dire che, da quel momento in poi, la Riserva di Cortina si dovette assoggettare a regole che poco avevano a che fare con le tradizioni locali. Si dovette fare di necessità virtù. Comunque almeno le Riserve comunali di caccia vennero mantenute; diverso fu purtroppo il destino della Riserva di Pesca Cortina, che con l’avvento dei Bacini di pesca venne azzerata.
IL DISTRETTO VENATORIO
Oggi la Riserva d’Ampezzo fa parte del Distretto Venatorio della Valle del Boite, comprendente anche i Comuni di San Vito, Borca, Vodo, Cibiana, Valle.
Il ruolo istituzionale del Distretto è soprattutto quello di coordinare le Riserve sotto l’aspetto dei censimenti degli animali (obbligatori per una corretta gestione venatoria), e per curare i rapporti e gli interessi delle varie Riserve con gli Enti gestori esterni.
Nel tempo, il Distretto della Valle del Boite ha assunto una grande importanza, ed ha dato una grande forza alle Riserve facenti parte rispetto ai rapporti con la Provincia.
LE ATTIVITA’ DEI CACCIATORI D’AMPEZZO
La Riserva di Caccia di Cortina oggi conta 86 Soci, di cui 80 residenti. Tra questi ci sono 42 Regolieri e 4 donne (queste ultime sono percentualmente il doppio rispetto alla media nazionale).
Oltre all’ordinaria attività venatoria (definita dal Presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder ”prezioso servizio gratuito sul territorio”), molte sono le operazioni di cura del territorio e di sostentamento degli animali svolte;
La Riserva è dotata di un operatore agricolo e vengono falciati numerosi ettari di prati, che altrimenti sarebbero destinati a breve al rimboschimento; sparse sul territorio ci sono 27 mangiatoie, che vengono regolarmente rifornite di fieno e mangime, preziosissime per il sostentamento invernale della fauna selvatica, e un centinaio di saline.
Si può dire con buona ragione che i Cacciatori d’Ampezzo siano delle vere e proprie “Sentinelle del Territorio”, e che se i luoghi d’Ampezzo sono stati conservati integri e straripanti di fauna selvatica, buona parte di merito sia anche loro.


