Cenni Storici
23 Giugno, 2018CACCIATORI E GUIDE ALPINE
La caccia, dalla notte dei tempi, fu importante fonte di sostentamento ed integrazione alimentare per i Popoli di alta montagna.
Si può certamente affermare che i primi e più profondi conoscitori delle montagne dolomitiche siano stati i Cacciatori; infatti, per individuare e seguire le loro prede, diventarono i più esperti frequentatori dei più reconditi e sconosciuti luoghi della Valle.
Cacciatori furono tutte le prime Guide Alpine d’Ampezzo: Francesco Lacedelli, Angelo e Fulgenzio Dimai, Alessandro Lacedelli, Santo Siorpaes, Andrea Zangiacomi.
Con l’andar del tempo, il “mestiere” di Guida Alpina andò ad integrarsi sempre più con la passione della Caccia, prova ne sia che Paul Grohmann, giunto a Cortina, quando chiese chi potesse accompagnarlo nella prima salita alla Tofana, gli fu indicato il cacciatore di camosci Francesco “ Checo” da Meleres.
Di Alessandro Lacedelli da Meleres si narra che, dopo un piccolo litigio con la moglie, sia partito per la caccia. Ritornò dopo due giorni, non per fare pace con la consorte, bensì per prendere un carro e cavallo ed andare a recuperare un ricco bottino di camosci catturati nel frattempo. Si narra che in una sola stagione ne avesse abbattuti trentasette, rifornendo in questo modo le tavole di moltitudini di Ampezzani .
Memorabili furono le battute di caccia al camoscio di due famose Guide Alpine, Santo Siorpaes e i suoi figli Santo, Giovanni e Pietro (quest’ultimo anche abile armaiolo), e Michele Innerkofler.
Luigi Piccolruaz e Arcangelo Siorpaes, oltre che Guide Alpine, divennero i Guardia Caccia di fiducia delle Ladies Potts e Bury, due nobili Signore, appassionate di caccia, provenienti dalla Gran Bretagna.
Successivamente anche la seconda generazione di Guide Alpine furono cacciatori, i loro nomi sono ancor oggi noti: Zangiacomi, Barbaria, Pompanin, Colli, Menardi.
LA PRIMA GUERRA MONDIALE
Con l’avvento della Prima Guerra Mondiale la fauna stanziale d’Ampezzo, per ovvi motivi dovuti alla scarsità di cibo, venne quasi completamente distrutta. La delicata ricostruzione delle popolazione degli animali selvatici era per forza di cose lenta, per cui, allo scopo di favorirne la ripresa, l’attività venatoria venne chiusa. Sarebbe stata riaperta solo negli anni trenta.
Nel frattempo erano però cambiati i tempi e le abitudini: le Guide Alpine non furono più protagoniste della Caccia. Nel mentre si specializzarono e si dedicarono allo sci, diventando Maestri e Campioni di questo nuovo sport.

