Una giornata che porterò con me
2 Ottobre, 2026di Erik Zandomenego
Ci sono giornate che finiscono quando si torna a casa.
E poi ce ne sono altre che, anche quando tutto è finito, continuano a camminarti dentro.
Quella vissuta in montagna per la caccia alla marmotta è stata una di queste.
Non voglio raccontare questa esperienza attraverso ciò che è stato raccolto alla fine della giornata. Non voglio che sia quello il ricordo da condividere. Perché, per me, questa volta c’è stato molto di più.
C’è stata la montagna, prima di tutto.
Quella vera, quella che ti mette alla prova e che allo stesso tempo riesce a regalarti una pace difficile da spiegare. Ore trascorse a camminare, ad aspettare, ad osservare ogni movimento, ogni cambio di luce, ogni rumore. Il vento sul viso, il sole che cambia continuamente le montagne, il silenzio interrotto soltanto dai passi e dai suoni della natura.
In quei momenti ti rendi conto di quanto siamo piccoli davanti a tutto questo.
E poi ci sono state le emozioni.
L’adrenalina dell’attesa, la concentrazione, il cuore che accelera, la soddisfazione e anche quel senso di rispetto che accompagna sempre chi vive la montagna e la caccia con consapevolezza.
Ma soprattutto ci sono state le persone.
Amici con cui condividere una salita, uno sguardo, una battuta, un momento di silenzio. Persone che magari fino a poco tempo prima conoscevi appena e che, dopo una giornata vissuta insieme lassù, senti già un po’ più vicine.
Perché credo che sia proprio questo uno degli aspetti più belli della montagna: ti fa conoscere davvero le persone.
Lontano dalla quotidianità, dal rumore, dalle comodità e dalle distrazioni, rimani semplicemente tu. E anche gli altri sono semplicemente loro. Ci si aiuta, ci si aspetta, si condividono fatica e soddisfazioni. E spesso sono proprio i momenti più semplici quelli che rimangono più impressi.
Una mano tesa durante una salita.
Una risata dopo ore di cammino.
Uno sguardo che dice tutto senza bisogno di parlare.
Un panino mangiato seduti su una pietra.
Il silenzio davanti a un paesaggio che toglie il fiato.
Sono queste le cose che mi porterò a casa.
La caccia, per chi la vive con rispetto, non è soltanto il momento finale. È tutto ciò che viene prima: conoscere il territorio, imparare a leggerlo, avere pazienza, accettare la fatica, rispettare l’animale e comprendere che ogni uscita lascia qualcosa, indipendentemente dal risultato.
E oggi, più del risultato, sento di aver portato a casa un’esperienza.
Una di quelle che magari tra qualche anno ricorderò ancora nei dettagli. Ricorderò le montagne, la luce, i sentieri, il freddo, la fatica e soprattutto le persone con cui ho condiviso tutto questo.
Perché alla fine sono proprio le persone che incontriamo lungo il cammino a dare un significato speciale alle nostre esperienze.
E forse è questo il regalo più grande che può fare una giornata in montagna:
non lasciarti soltanto un ricordo negli occhi, ma qualcosa nel cuore.
Oggi torno a casa stanco, felice e con una gratitudine difficile da spiegare.
Grato alla montagna.
Grato a questa esperienza.
Grato alle persone che l’hanno condivisa con me.
E consapevole che alcune giornate non hanno bisogno di essere raccontate attraverso una fotografia.
Waidmannsheil

