Cenni di tradizione venatoria mitteleuropea

Cenni di tradizione venatoria mitteleuropea

12 Aprile, 2026 Off Di Admin

di Erik Zandomenego

Un giorno un amico, sapendo della mia passione per le usanze e l’etica venatoria, mi ha regalato un opuscolo scritto da Diego Penner, che a sua volta era proprio stato il sig. Penner a regalarglielo.
Quest’ultimo non ha bisogno di una presentazione da parte mia, ogni cacciatore di alta montagna dovrebbe sapere chi è, cosa è stato e cosa ha fatto per il mondo venatorio.
Ho scritto questo articolo per “non dimenticare” le nostre radici, mantenute in vita anche grazie ad una buona conoscenza di etica e tradizione venatoria.
Partiamo dal nostro saluto cioè il WAIDMANNSHEIL o WEIDMANNSHEIL. Entrambi i modi di scriverlo sono corretti, la leggera differenza è data dal differente luogo Europeo.
Questa parola può essere tradotta come “saluto all’uomo del bosco”, in effetti non si usa solamente per rendere omaggio al cacciatore con il capo appena abbattuto, ma la si usa anche come un semplice saluto quando ci si incontra nel bosco o in un brindisi tra cacciatori, in quest’ultima occasione la tradizione dice che il bicchiere va alzato con la mano sinistra.

Arriviamo al cuore di questo articolo, cioè il RISPETTO del capo abbattuto.
Tralasciamo la parte – seppur fondamentale – di effettuare un buon tiro e ad una distanza appropriata, per riuscire a prelevare nel migliore dei modi senza creare sofferenze inutili all’animale, in quanto non è parte di tradizione ma della propria coscienza.
Passiamo al momento in cui arriviamo sul capo appena prelevato.
Una volta arrivato sull’animale la prima cosa da fare è togliersi il cappello (non si va a caccia senza cappello), si spezzano tre rametti (non si tagliano) di una pianta nobile il “Bruch”. Il primo rametto lo poniamo sul fianco del lato destro dell’animale, ha il significato di possesso, il secondo lo poniamo nella bocca del capo a simboleggiare “l’ultimo pasto” (Letzter Bissen) ed il terzo ramoscello lo strofiniamo sull’entrata del proiettile e lo inseriamo sul lato destro del nostro cappello.
Soprattutto per quanto riguarda la caccia al camoscio, se accompagnati, sarà l’accompagnatore a porgere il Bruch che poi il cacciatore porrà sul proprio cappello.
Anche questo “rituale” ha una sua tradizione, infatti una volta bagnato il Bruch con il sangue dell’animale l’accompagnatore toglierà il cappello sopra il quale poserà il rametto che passerà al cacciatore, dandosi poi una stretta di mano, congratulandosi e pronunciando la parola WAIDMANNSHEIL e in risposta il cacciatore pronuncerà WAIDMANNSDANK.
Da tradizione si usa il Bruch anche sul ferimento di un animale segnando il luogo (Anschuss) e si pone a terra il rametto in direzione di fuga dell’animale ferito.

Le piante nobili per il Bruch possono essere le seguenti:

  • Abete Rosso
  • La famiglia dei Pini (Cirmolo, Mugo ecc..)
  • Abete Bianco
  • Tasso
  • Quercia
  • Ontano
  • Rododendro
  • Mirtillo

Il Bruch è inoltre utilizzato per cerimonie e funerali. In entrambi i casi va infilato nel cappello sul lato sinistro e nei funerali è bene utilizzare l’Abete Bianco al rovescio, cioè con la parte chiara del ramoscello verso l’esterno. Al momento della sepoltura il Bruch va bagnato con l’acqua santa, si segnerà l’amico cacciatore defunto e infine verrà appoggiato sulla bara.
È giusto ricordarci che alle cerimonie religiose o ai funerali i cacciatori possono entrare in chiesa con il cappello in testa, ma lo dovranno togliere all’esposizione del Santissimo.
Il detto “L’Abito non fa il Monaco” non sempre vale. Nel cacciatore “l’abito fa il monaco” e può variare dal vestito elegante a quello tecnico con diversi colori che variano dal verde, al grigio, al marrone. È bene che ognuno di noi vada fiero di indossare questo tipo di abito perché rinforza il senso di appartenenza. Ovviamente il cappello non deve mancare e verrà decorato con il GAMSBART in occasione di cerimonie o funerali. Il GAMSBART è un insieme di ciuffi di pelo dei maschi di camoscio, il pelo del maschio diventa voluminoso quando è nel periodo degli amori. I peli vengono strappati e non tagliati dal garrese e dalla groppa. Oltre a ciò, il gamsbart può essere realizzato con peli di tasso e cervo maschio.

Per concludere aggiungiamo due parole sul CORNO DA CACCIA e sui suoi SUONATORI.
Il corno da caccia ha origini nel medioevo. Originariamente era ricavato da corna di animali, successivamente costruito in bronzo, ottone o argento a forma circolare e il suo primo utilizzo aveva lo scopo di comunicare durante le battute di caccia, soprattutto se fatte a cavallo.
Attualmente il suo utilizzo ha assunto un significato simbolico e solenne, lo si suona alle cerimonie dei cacciatori, ai funerali, alle rassegne di gestione venatoria e per celebrare occasioni festive pubbliche. È sempre emozionante e suggestivo ascoltare i “SUONATORI DI CORNO” la loro arte, riconosciuta come Patrimonio Immateriale e Culturale dell’UNESCO, mantiene viva una tradizione storica legata alla natura e alla caccia con un repertorio di melodie molto vasto che spazia dalla celebrazione della convivialità all’onorare un animale abbattuto. Ogni singola specie ha la sua musica, per citarne due: HIRSCH TOT per il cervo e GAMS TOT per il camoscio.

WAIDMANNSHEIL