59ª Assemblea UNCZA 2025
di Alfredo Boscarol
Dal 13 al 15 giugno 2025 si è tenuta a Cortina d’Ampezzo (BL), la 59ª Assemblea UNCZA. Attività turistiche e cura della montagna. Gestione faunistica e turismo di massa
Arrivare a Cortina, da qualsiasi direzione lo si faccia, procura al viaggiatore, un’emozione unica. Appena ci si affaccia sull’ampia vallata, circondata da picchi mozzafiato tutti oltre i tremila, non si può non rimanere che estasiati dal panorama naturalistico disponibile.
Ebbene questa volta, tanta bellezza e tanta maestosità non sono stati sufficienti, almeno inizialmente, per spazzare via l’amarezza dei convenuti a questa 59ª Assemblea UNCZA di Cortina.
La figura del Past President Bruno Lauro Vigna, scomparso solo da qualche giorno, sembrava aleggiare fra gli attoniti intervenuti, dominando ogni attimo e ogni piccolo spazio della kermesse fin dal suo inizio. Con il minuto di raccoglimento promosso dal Presidente Flaim, l’incredulità dei presenti lasciava il posto alla consapevolezza della grave perdita. Non sappiamo dove vanno le persone quando scompaiono recitava Antoine de Saint ma so dove rimangono. Bruno Lauro Vigna, ne siamo certi, rimarrà materialmente assieme prima fra i molti che l’hanno conosciuto direttamente, poi fra quelli che nel corso degli anni, avranno di certo la possibilità di conoscerne e apprezzarne la saggezza.
Nonostante il diffuso sconforto presente, nell’aula consigliare del Comune di Cortina d’Ampezzo, con la tradizionale cerimonia di apertura, prendeva il via la 59ª Assemblea Nazionale dell’Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi.
Una sala sontuosa impreziosita da legni e decori di stile barocco gremita e presenziata da autorità, amministratori locali, provinciali e regionali. Presente anche una importante rappresentanza della comunità ladina, fortemente radicata e impegnata in difesa delle secolari tradizioni delle regole, degli usi, dei costumi e del territorio. Rappresentanza, che non mancherà di accompagnare passo, passo il decorso dell’Assemblea per tutta la sua durata. Come accade ormai con consuetudine, di grande interesse e di grande attualità, il titolo dei lavori che saranno l’anima tecnica della manifestazione. Nel suo intervento di apertura, il Presidente Sandro Flaim, dopo i saluti di rito, ha voluto sottolineare l’impegno e il lungo percorso di UNCZA, Siamo ancora qui dopo 61 anni, a perseguire quei concetti futuristici di alcune persone illuminate, a cui non sono sfuggiti gli epocali cambiamenti ambientali in atto, e la conseguente necessità di adeguamenti anche da parte del mondo venatorio ha iniziato il Presidente, siamo qui con gli stessi obbiettivi e la stessa voglia di fare.
Forse un po’ più bravi, dal momento che abbiamo a disposizione strumenti e conoscenze che i nostri predecessori non avevano. Siamo un’associazione culturale, che vuole proporre una caccia sostenibile, condivisa e accompagnata da buone forme di comportamento. Non si possono disconoscere, ha continuato Sandro Flaim, i meriti del turismo, nei confronti delle comunità montane, ma dobbiamo vigilare affinché le terre alte, non vengano ridotte a semplice panorama da cartolina. Le attività ricreative, (forse troppe?) andrebbero vagliate, pianificate, anche impedite se necessario se non vogliamo che un paio di divertenti ciaspole diventino strumenti deleteri per galli e bianche. Vogliamo guardare alla nostra montagna da montanari alpini ha proseguito il Presidente senza assurde nostalgie ma, con una visione pratica e concreta. Una montagna dove i cacciatori alpini possano essere come quelli de- scritti da Mario Rigoni Stern ha concluso il Presidente, tra uno scosciare di applausi.
Grandi e rispettose condivisioni sono emerse dai vari interventi da parte delle autorità presenti. Grande apprezzamento per il lavoro svolto dai cacciatori, è stato fermamente sottolineato in particolare dagli amministratori locali. Sindaci e assessori che non hanno nessuna difficoltà a riconoscere la disponibilità dei cacciatori davanti a problematiche non solo di natura venatoria ma, anche di carattere sociale. Quando facevo il Sindaco ha affermato testualmente il senatore De Carlo e volevo essere aggiornato su tematiche relative al territorio, chiedevo delucidazioni in primis ai cacciatori, agli alpini o alla Protezione Civile! A nessun altro. Va detto, che frequentando ripetutamente conferenze e convegni, laddove sono invitati a partecipare anche rappresentanti del mondo politico amministrativo, si ha la sensazione che il grado di attenzione verso problematiche sollevate dal mondo venatorio, di natura ambientale e gestionale, comincino ad essere recepite con un maggiore grado di attenzione. Buone, gratificanti e responsabili considerazioni nei confronti del mondo venatorio alpino, vengono spese con maggiore convinzione e frequenza anche dal mondo tecnico amministrativo delle aree protette, sempre più spesso coinvolte in quesiti gestionali dovute a normative divenute nel tempo, inadeguate. Con un caloroso e bene augurante brindisi collettivo si concludeva sostanzialmente il primo step dell’assemblea.
L’appuntamento successivo fissato alle ore nove della giornata del sabato, tradizionalmente interamente dedicata ai temi tecnici previsti. Con la stessa precisa e scrupolosa puntualità adottata per un’alba al capriolo, la sala prevista per il convegno, intitolata a Alexander Girardi Hall, un famoso attore e cantante di operetta viennese, nato a Graz da padre ampezzano, si riempiva rapidamente dando così l’opportunità di un altrettanto quasi puntuale inizio lavori. Al presidente Flaim, 16 dopo i dovuti ringraziamenti e saluti alle autorità presenti, il compito di una precisa illustrazione, dei temi in trattazione cui UNCZA deve oggi confrontarsi.
Decisamente diversi di quelli del ‘64 anno della sua fondazione. Temi oltre che di carattere specifico relativi alla gestione del territorio e della fauna anche di carattere sociale. Siamo più bravi di una volta ha affermato Flaim è fuor di dubbio che siamo più preparati, un esame venatorio assomiglia sempre più a una tesina di laurea. I censimenti, i piani di prelievo, la determinazione delle classi di età, rappresentano per noi, il pane quotidiano. Sono aspetti che non ci preoccupano più. Dobbiamo solo migliorare nella comunicazione, nel far sapere quello che facciamo, per rendere edotti coloro che non ci 17 conoscono bene. Oggi ha continuato Flaim, dobbiamo confrontarci con altre tematiche di tutt’altra natura. Un ambiente completamente cambiato, le variazioni climatiche, il disturbo antropico creato per una scarsa pianificazione, una carente conoscenza generale dell’ambiente.
Tutti aspetti che proveremo a evidenziare con l’aiuto dei relatori invitati qui oggi, dalle cui relazioni proveremo a trarre i giusti correttivi.
Dopo le dovute presentazioni la parola veniva lasciata al Prof. Geremia Gios, la cui relazione per gli alti concetti accademici contenuti, meriterebbe una trattazione separata. Gios iniziava la sua relazione con un’affermazione introduttiva estremamente veritiera.
E fuori di dubbio che la montagna sta cambiando, è altrettanto vero però che ci sono molte idee di montagna. Gli indiscussi vantaggi economici e sociali provenienti dalla diffusione del turismo, hanno creato però un panorama assolutamente disomogeneo e diverso da zona a zona.
Diverso anche dalle attività economico sociali del passato, quando le comunità montane potevano essere identificate anche per attività rurali estremamente simili seppur di aree diverse. Uno degli aspetti che meglio riconduce a quanto appena detto deriva dal fatto, che sebbene in alcune aree si possono registrare incrementi demografici, in altre permane lo stato di abbandono quasi totale.
In considerazione del fatto poi che alcune attività di ripresa economica in zona Alpi, nulla o quasi nulla hanno a che fare con l’utilizzo delle risorse primarie, viene meno anche la conoscenza propria dell’ambiente alpino. Tutto provoca una sorta di instabilità fra i vari ecosistemi dovuta a un eccesso di pressione antropica in alcune e l’abbandono di altre. Estremamente interessante lo spazio dedicato da Gios alla gestione dei beni collettivi strumento indispensabile basato anche sulla fiducia, che però non può essere ne imposta ne acquistata sul mercato. Un ottimo esempio in tal senso sono le riserve di caccia comunali.
Altrettanto interessante il passaggio sul ritorno dei grandi carnivori, la presenza dei quali se da un lato determina un accrescimento della biodiversità, da un altro, ostacolando con le predazioni l’attività pastorale, potrebbero di fatto causare l’abbandono delle aree prative. Se a causa della presenza del lupo e dell’orso viene abbandonato un ettaro di pascolo, significa che quel pascolo non sarà in grado di assorbire una quantità di gas serra pari a quella prodotta in 9.000 chilometri da una vettura di media cilindrata. A tutto ciò si può porre rimedio con una rivisitazione del ruolo dell’uomo nei confronti della natura. L’uomo infatti non può considerarsi né sopra né sotto la natura ma fa parte della natura stessa. Può modificarla ma, le eventuali modifiche, devono essere dettate da una adeguata conoscenza. Successivamente all’intervento del Prof. Gios, prendeva la parola Ettore Zanon, il quale in apertura di relazione illustrava le situazioni demografiche, delle varie realtà venatorie anche di oltre confine. Confermato, esclusa la provincia di Bolzano, il calo di cacciatori in Italia, negli altri paesi a noi confinanti, la situazione è esattamente opposta. In Germania, Austria e Paesi Scandinavi le doppiette sono in aumento e laddove questo non accade il numero dei praticanti risulta essere quantomeno stazionario.
Diverse a seconda della latitudine sono invece le relazioni tra caccia e turismo. È evidente che tra chi vive in un contesto urbano e coloro che vivono a contatto della ruralità i rapporti con la natura, sono estremamente diversi. Così come è diversa la percezione della caccia. Il tutto dovuto alla scarsa conoscenza della materia. In un centro commerciale milanese avremmo poche possibilità di veder riconosciuto il capriolo eventualmente raffigurato e mostrato su una foto agli avventori. Sarebbe già molto se il nostro capriolo venisse identificato in una capra. Una questione di conoscenza e di comunicazione.
L’impegno verso problemi di tale tipo sono particolarmente sentiti e affrontati dalle Associazioni Venatorie della Mitteleuropa e trascurate invece da quelle nostrane. La mancanza di informazione verso gli altri è in grado di far apparire un abbattimento legale di un camoscio o una eviscerazione di una capriola investita, sotto aspetti totalmente diversi.
Il confronto con il turista di turno potrebbe diventare costruttivo solo se impostato sull’estrema educazione. La presenza di una donna cacciatrice poi potrebbe addirittura ribaltare la situazione risultando determinante agli esiti finali del confronto medesimo. Per essere edotti poi sulla situazione demografica dei galliformi alpini è della loro interazione con il dilagante fenomeno turistico, è stato chiamato Luca Rotelli, uno dei maggiori esperti in materia. Nella trattazione di argomenti relativi all’attuale situazione dei tetraonidi, va tenuto presente innanzi tutto che gli spazi occupati da est a ovest da queste specie sulle Alpi, sono i più marginali e meridionali rispetto a quelle vocati, dove cedroni, fagiani di monte e bianche vivono in popolazioni decisamente più salubri e numerose. Diverse sono le problematiche che affliggono le nostre popolazioni. Oltre a quelle relative ai cambiamenti climatici, a una continua riduzione degli areali, dobbiamo aggiungere anche un aspetto divenuto negli ultimi anni determinante: il disturbo antropico.
La moltitudine di attività “ricreative” sorte negli ultimi anni, e praticate senza soluzione di continuità sia d’estate che d’inverno, il tutto ignorando momenti delicatissimi, quali quelli degli amori, quelli riproduttivi o quelli della sopravvivenza invernale, sono in grado di procurare alla già delicata situazione demografica, di cedroni, fagiani di monte bianche, coturnici e lepri variabili, enormi danni in relazione anche alla loro sopravvivenza.
Se a tutto ciò ci aggiungiamo le consistenti perdite fatte registrare da soggetti finiti contro i cavi degli impianti di risalita, avremo materializzato realisticamente, quelli che sono globalmente tutti i fattori limitanti per le specie in trattazione. La segnalazione dei cavi in tal senso risulta determinante. In Francia hanno già provveduto ma ci arriveremo anche noi. Ovviamente la relazione di Luca Rotelli in virtù degli argomenti trattati e della precisa illustrazione delle problematiche esposte è risultata particolarmente apprezzata. In scaletta poi, per parlare della situazione turistico ambientale in Alto Adige è stato invitato Heirich Auchentaller già direttore della Associazione Cacciatori Alto Adige. Ci sono reazioni diverse fra le varie specie selvatiche e l’uomo. Da quelle più confidenziali di stambecchi e cervi a quelle più elusive dei camosci.
Praticamente, tranne rarissime circostanze, risultano inavvicinabili i tetraonidi. Se in paesi a noi vicini, Svizzera e Austria in particolare, un diverso sistema giuridico consente di imporre un divieto di accesso in zone pensate per la tranquillità della fauna, questo in Italia non si può fare. L’alternativa rimane la segnalazione delle zone particolarmente sensibili, affidandosi poi alla emotività dei singoli individui. Ad essere totalmente sinceri, ci sono state alcune situazioni in cui l’invito a usufruire per lo sci alpinismo di alcuni tracciati pensati per un minor disturbo della fauna oppure a tenere il cane a guinzaglio ha funzionato ma, nella stragrande maggioranza dei casi, si è constatata l’assoluta sordità nei confronti di iniziative se non supportate da precise normative. Aspetto confermato con sempre maggiore frequenza anche dalle cronache quotidiane. In Italia paese impostato al principio di libertà, vietare risulta giuridicamente azione estremamente complicata. Alla fine, Auchentaller ha voluto dedicare un proprio saluto in ricordo di Bruno Lauro Vigna.
Per finire gli interventi riassuntivi da parte di Roger De Menech Ufficio Caccia Pesca Provincia di Belluno e della Vice Presidente della stessa Provincia Silvia Calligaro, sancivano la fine lavori di una lunga e intensa mattinata. Appuntamento alle 15.30 per l’assemblea dei delegati UNCZA. Dopo una mattinata davvero pregna, racimolate le ultima energie ancora disponibili, con cronometrica precisione il Pres. Sandro Flaim, affiancato dal Vice Pres. di Federcaccia Mauro Cavallari dava avvio ai lavori assembleari, illustrando le varie attività in essere e quelle programmate, con cui l’Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi si sta già confrontando o dovrà confrontarsi nell’immediato futuro. In primo piano sempre la comunicazione, gli aspetti scientifici, la ricerca, la conoscenza, il lavoro delle commissioni avifauna e ungulati, convegni, dibattiti in nostro organo informativo “Caccia Alpina”, pubblicazioni, incontri con le scuole, i circoli. Insomma, tanta roba. Quello di comunicare di più e con le giuste forme rimane l’impegno più importante cui UNCZA dovrà cercare di assolvere fin da subito. Comunicare all’esterno quello che facciamo potrebbe risultare determinante per farci conoscere meglio. Spesso il Presidente Flaim ama chiudere le sue relazioni con una citazione divenuta per il popolo UNCZA quasi una sorta di parola d’ordine: Non basta far bene! Bisogna far bene e farlo sapere.
Il vice di Federcaccia Cavallari nel suo breve intervento ha voluto porre in evidenza il fatto che si deve a UNCZA l’abitudine a un sempre maggiore ricorso alla scientificità anche da parte di Federcaccia, è stata UNCZA, ha ribadito il vice di Federcacccia, a diffondere l’importanza del sapere e del conoscere. In chiusura Cavallari non ha lesinato ringraziamenti e complimenti diretti a Flaim e a tutta la famiglia di UNCZA. L’assemblea continuava poi per l’espletazione dell’ordine del giorno che prevedeva l’aggiornamento e la nuova composizione dei Revisori dei conti e dei probiviri, i vari bilanci consuntivi e preventivi. Tutte le proposte presentate dal Consiglio, sono state come consuetudine approvate all’unanimità.
A questo punto uno spazio dell’assemblea è stato dedicato per festeggiare adeguatamente il socio Emilio Rudari membro attivissimo della Commissione Avifauna nonostante i cent’anni suonati.
Ultimo atto della giornata la consegna del Premio della tesi di Laurea intitolato a Dante e Amalia Molinari, vinto quest’anno dalla neo dott.ssa Alba Peraro con lo studio Relazione e spazi temporali tra lupo e capriolo. Con la consegna del premio si chiudevano i lavori assembleari previsti.

Il dopo cena prevedeva un momento culturale con la presentazione di un volume Ars Venandi in cui si raccolgono le tradizioni venatorie a Cortina, Colle S. Lucia e Livinallongo. Decisamente più leggeri gli impegni pensati per la domenica. Gli irriducibili potevano contare sulla scarpinata mattutina nell’area del Parco, salvo poi, per non perdere il successivo raduno, trovarsi alle 10.30 nella piazzetta intitolata a Angelo Dibona (Pilato) alpinista rocciatore cortinese, vissuto a cavallo tra la metà dell’800 e la metà del 900 famosissimo per le sue numerosissime imprese e per una sua dichiarazione, in cui affermava che: “Sulla Laliderer usai sei chiodi, sullo Spigolo dellÖdstein tre e una staffa, sul Croz dellAltissimo due e sulla Cima Una un solo chiodo”. Sulla piazza a lui dedicata era infatti previsto il ritrovo generale suonatori di corno, cacciatori, cani da traccia, simpatizzanti, turisti festanti, che incolonnati con ordine avrebbero, seguendo le orme della comunità ladina, forte di tutte le sue figure tradizionali, raggiunto la chiesa intitolata ai San- ti Filippo e Giacomo per la celebrazione della S.Messa in onore di S. Hubertus, patrono dei cacciatori.
Della bellissima cerimonia religiosa, con la chiesa, come succede sempre quando ci sono i cacciatori strapiena di fedeli, vorremmo portare con noi come ricordo, un piccolo ma toccante particolare. L’alzarsi della voce bianca di uno dei chierichetti per ordinare ai fedeli in lingua ladina la posizione da assumere, in relazione al momento religioso: A pe (In piedi) oppure Descient (Seduti). Bello! Dopo il tradizionale pranzo sociale, il consueto rompete le righe. Quella di Cortina è stata una assemblea di altissimo livello e il tema discusso di grande importanza e attualità. UNCZA deve ringraziare gli amministratori, le autorità tutte, la Riserva di Caccia di Cortina in particolare, la comunità ladina e tutti coloro che hanno dedicato il loro tempo per arrivare a questo risultato. Un ringraziamento particolare al Segretario Mauro Bortolotti semplicemente onnipresente. Il prossimo anno saremo sulle Alpi bergamasche. Alla prossima. “A l iade che vegn” in ladino.
Le signore dell’UNCZA
di Elena Miniussi
La 59ª Assemblea UNCZA ha previsto per le signore una tappa imperdibile: la visita al Museo della Grande Guerra di Valparola. Questo luogo, ricco di storia e memoria, merita una visita attenta e riflessiva. Siamo state accolte con grande entusiasmo e professionalità dal signor Loris Lancedelli, fondatore e curatore del museo, che ci attendeva al Forte Tre Sassi, presso il Passo Falzarego-Valparola.
Grazie alle appassionate spiegazioni del signor Lancedelli, abbiamo potuto fare un vero e proprio tuffo nel passato. I racconti sui soldati italiani e austriaci, che hanno dovuto affrontare enormi difficoltà e privazioni, hanno preso vita davanti ai nostri occhi.
All’interno del museo si respira fin da subito l’amore e la cura con cui è stato allestito dalla famiglia Lancedelli. La ricchezza dei ritrovamenti, frutto di 65 anni di ricerca, si nota nelle vetrine colme di oggetti.
Il signor Loris ci ha raccontato che la sua vita è profondamente intrecciata con la storia del suo territorio e con la volontà di preservare la memoria dei tragici eventi della Prima Guerra Mondiale. Dopo la fine della Grande Guerra, come molte altre famiglie locali, la sua famiglia si trovò a dover affrontare le devastazioni lasciate dal conflitto. In quel contesto nacque la figura del recuperante, colui che raccoglieva materiali bellici abbandonati sulle montagne per rivenderli o riutilizzarli.
Questa attività, inizialmente dettata dalla necessità, si trasformò per la famiglia Lancedelli in una vera e propria missione culturale. Infatti, sin da ragazzo, il signor Loris raccoglieva, inizialmente insieme ai suoi familiari, reperti bellici con passione e rigore storico, riuscendo, nel 2003, dopo anni di sforzi, a far restaurare il Forte Tre Sassi e a trasformarlo in un museo.
La sua visione educativa e pacifista è chiara: il museo deve educare alla pace, trasmettendo alle nuove generazioni il valore della memoria storica. A testimonianza di questa visione, il signor Loris racconta che, se qualcuno gli chiede se parteggia per gli italiani o gli austriaci, non può rispondere, poiché i suoi bisnonni hanno combattuto uno dalla parte degli austriaci e l’altro dalla parte degli italiani.
Oggi, il Museo del Forte Tre Sassi è uno dei più importanti musei della Grande Guerra nelle Dolomiti, visitato ogni anno da migliaia di persone.
È stato un vero piacere immergerci nelle memorie del signor Loris; il tempo è volato e ci siamo trovate così affascinate e profondamente commosse dai suoi racconti che non avremmo mai voluto andarcene.
Clicca sulla foto per leggere l’articolo apparso sul numero di Agosto 2025 di Caccia Magazine


